Diary

"Sono pronta!"

person Pubblicato da: Greta Mirabile

«Non so davvero come ringraziarti, hai salvato la mia giornata!»
«Mi fa piacere avere un’amica mentre lavoro e poi era da tanto tempo che volevo farti vedere questo posto! Sono sicura che da ora in poi verrai più spesso!» 
Impossibile rifiutare, è un tale sollievo sentire il suono delle onde del mare che si infrangono sulla riva, piatta e silenziosa in attesa di un altro bagno. 
«Te mettiti comoda, io devo sistemare il magazzino, sono arrivati un po’ di scatoloni! Ah giusto, quasi dimenticavo, stamani verrà a trovarci Mike con i suoi amici!»
«Mike chi?» 
«Come descriverlo? Alto, muscoloso, biondo, occhi azzurri… classico prototipo di surfista Californiano! Vengono quasi tutti i giorni, qualche chiacchiera, un saluto alle tavole e poi spariscono fra le onde. Vedrai che non ti dispiacerà conoscerlo!»
L’energia positiva che emana Laura e questo posto mi si sta attaccando addosso, come la salsedine dopo una giornata in spiaggia, ti dà un po’ noia perché non sei abituata, ma è la sensazione più bella del mondo.
Distolgo a malincuore lo sguardo dalla spiaggia che si stende subito sotto la terrazza del negozio e mi concentro sul mio pc, da qui almeno posso finire di studiare senza la compagnia dell’aspirapolvere ininterrottamente accesa di mia mamma! 
L’ultima creazione di Laura è una panchina a dondolo in legno massiccio che ha lasciato troneggiare sulla terrazza vista mare. Sto seduta qui e ripenso che di tanto in tanto lasciarsi dondolare non è segno di pigrizia ma solo volersi bene, allora alzo gli occhi che si riempiono di blu, la mente smette di correre e accolgo nei polmoni l’aria fresca. 
«Emma, giusto?»
«Si?»
«Ciao piacere, Mike! Laura parla sempre di te! Sei pronta per la pizzata di stasera?»
«Già Emma, forse mi sono dimenticata di avvisarti: stasera apericena in spiaggia, rimani da me!»
«Come vedi non posso oppormi, quindi sì, direi che sono pronta!»
Dopo aver salutato il metro e ottanta di distrazione mi rimetto a studiare, ancora pochi esami ed avrò concluso il mio percorso di specializzazione. Se ci penso mi spaventa, mi chiedo se sono davvero pronta, ma non c’è una risposta definitiva. L’unica soluzione è buttarsi, sbagliare, provare e riprovare.
Il sole sta iniziando la sua discesa verso l’orizzonte quando Laura mi avverte che è ora di prepararsi.
«In realtà non ho portato niente, pensavo di tornare a casa subito dopo aver finito di studiare!»
«Non preoccuparti, ho tutto io! Adesso mi aiuti a chiudere il negozio, passiamo da casa e per le 8 scendiamo in spiaggia!» 
«Fate sempre così dopo il lavoro?»
«Beh, non sempre ma oggi è venerdì, ce lo meritiamo no?»
«Giusto, è venerdì! Ogni tanto perdo la cognizione del tempo…»
«Direi un po’ più che “ogni tanto”! Ma, ehi, stasera niente pensieri, promesso?»
L’appartamento di Laura è un piccolo gioiellino ricavato da una vecchia struttura signorile. Lei ed il suo ragazzo lo hanno arredato nello stesso stile del loro amato negozio di Surf, sembra di essere in una serie tv! Mi ero immaginata una casa piena di attrezzi da palestra e colori fluo, invece anche qui regna una serenità quasi soprannaturale. La camera è forse la stanza più ampia dell’appartamento, lenzuola e tende bianche di un tessuto leggerissimo svolazzano dalla finestra aperta affacciata sulla spiaggia.
«Stasera sono io la tua stylist, evento raro e improbabile ma ecco a te! Un vestitino in cotone leggero
«Ma è perfetto! Come mai non abbiamo mai conosciuto questo tuo lato modaiolo?»
«Che ci vuoi fare, sono piena di risorse! Forza adesso vestiti, ci aspettano con le pizze!»
I colori del cielo hanno dipinto la spiaggia di un arancio dorato. Mike, insieme agli altri surfisti ed altri amici di Laura ci aspettano già seduti in cerchio sulla riva, al centro un grande legno color ostrica serve da tavolino e tutte intorno qualche bottiglia di troppo è già vuota! 
«Eccole finalmente, vi abbiamo aspettate per iniziare!»
«Beh, non direi proprio!» esclama Laura raccogliendo una bottiglia dalla sabbia «Almeno le pizze sono intatte?» 
«Ma certo, dai, unitevi al cerchio!»
Tolgo le mie espadrillas di corda e sento i granelli riscaldati dal sole del giorno, anche Laura, sempre iperattiva, sembra rilassarsi. Non conosco nessuno del gruppo che si è creato a parte Mike, che casualmente è seduto al mio fianco, ma sembrano tutti molto divertenti e spensierati. 
«Laura, non è un caso che questi addominali siano seduti accanto a me vero?»
«Devi svagarti un po’ e poi lui stravede per te, cosa avrei dovuto fare?!»
«Voglio svagarmi, ma davvero un ragazzo ora come ora è il mio ultimo pensiero!»
«Mmm, questa l’ho già sentita! Va bene, almeno però bevi questo!»
Accetto volentieri il bicchiere di prosecco come se ci fosse una correlazione tra Alcol e ragazzi e tutti insieme brindiamo ad una vita vista mare. 
La musica che proviene dalla cassa portatile di Lorenzo si alza sempre di più, Laura si è messa a ballare con il suo ragazzo ed altri tre amici una sorta di danza africana pestando forte i piedi sulla sabbia. Mi sembra quasi di sentirne il rumore o forse è la mia testa che si sta facendo troppo pesante, non dovevo accettare il terzo bicchiere di prosecco…
«Forza Emma, alzati da lì!» 
Mi faccio trascinare da Laura nella loro strana danza, il sole è ormai calata da più di un’ora.
«Sai cosa? Devo ringraziarti! Avevo davvero bisogno di una serata come questa. Tutti i pensieri mi stanno scivolando addosso e piano piano le decisioni che nella mia testa erano solo abbozzate si stanno facendo posto come certezze»
«Finalmente! Sei sempre troppo concentrata, devi lasciarti andare! Aspetta ma di che decisioni stai parlando?»
«Voglio ricominciare a sognare! Voglio buttare nel cestino tutta la pesantezza e riprendere a fare tutto quello che ho sempre desiderato»
La felicità di dire ad alta voce quello che mi ronzava in testa negli ultimi giorni mi fece scoppiare a ridere, ora sono io al centro del cerchio che mi contorco cercando di imitare gli altri nei loro movimenti. 
«Vieni con me! Quel vino di deve aver dato davvero noia!»
«Non ho bevuto vino!»
«Oh sì che ne hai bevuto!»
Ci mettiamo sedute vicino al grande legno tavolino e mentre sgranocchio qualche avanzo di pizza inizio a buttar fuori una cascata di parole.
«Ti ricordi quando a scuola ci facevano disegnare la nostra casa ideale? Io facevo sempre lo stesso disegno, un grande spazio tutto bianco dove gli arredi di ogni stanza facevano un tutt’uno! Solo dopo ho capito che esiste e si chiama Loft! Dico, perché lasciare sempre indietro quello che si immagina per la propria vita solo perché “non è il momento”, “forse non fa per me”, “non lo fa nessuno”?»
«Non so se sta parlando il vino ma…»
«E poi, e poi ti ricordi quando da bambina dicevo di voler diventare come la mia scrittrice preferita? Ecco intendevo proprio che avrei voluto scrivere, e ti giuro non ho mai smesso di volerlo! Ma prima vorrei fare un po’ di gavetta in una casa editrice, o magari in un’agenzia pubblicitaria, intorno a quei pazzi scatenati che non si fermano un attimo!»
«Va bene, l’alcol ha sicuramente creato un po’ di confusione, ma sai che ti dico? Hai tutto il diritto di ripescare quei sogni chiusi nel cassetto, devi solo lasciarti andare!»
Assecondiamo la forza di gravità e ci buttiamo sdraiate a pancia in su. La sabbia è diventata umidiccia e se guardo bene si vede già qualche stella…

Oggi è una giornata estremamente calda e forse tutta l’agitazione che mi sono portata dietro da questa mattina contribuisce ad alzare la mia temperatura corporea. Più che agitazione è una febbrile risatina che rimbalza dallo stomaco alla gola, non prendo quasi mai decisioni così impulsive.
Passo dal lungo corridoio.
«Ciao Emma! Come mai così presto?»
«Ehi Claudia, mi hai spaventata, pensavo fosse ancora vuoto! Sono passata solo a lasciare una cosa» 
La voce stridula di questa ragazza mi ha sempre fatto venire i brividi! 
Continuo la mia marcia verso l’ufficio del capo, la porta è socchiusa così mi permetto di entrare per lasciare la busta intonsa sulla sua scrivania incasinata. Un po’ codarda forse, ma a volte è più importante salvare sé stessi che far contenti gli altri. 
Raggiungo la mia scrivania per prendere le ultime cose rimaste e mi guardo intorno. Mi mancheranno i casini di questo posto, la grande finestra affacciata sul traffico che fa sembrare piccoli ed insignificanti e le chiacchiere con Guido. 
Chiudo in fretta la porta e passo davanti a Claudia quasi correndo, e arrivo alla macchina senza voltarmi.
Durante il tragitto verso casa penso a come stia succedendo tutto così in fretta che quasi non mi rendo conto. Ho bisogno di dirlo a qualcuno!
«Ciao Livia! Ho deciso, prenderò quel volo!»

 

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